Verso le Primarie: Vincenzo Martines

Verso le Primarie: Vincenzo Martines

di Giacomo Lagona

Vincenzo MartinesVincenzo Martines è il primo dei candidati che ho intervistato per il circolo di Cordenons, per cui, merito alla prima, le domande sono state un termine di paragone per le successive: infatti abbiamo deciso di fare ai tre candidati alla segreteria regionale – Debora Serracchiani, Maria Cristina Carloni e, appunto, Vincenzo Martines – le stesse identiche domande onde evitare distingui tra le risposte e rendere più uniforme le interviste senza palesare interessi verso l’una o l’altra mozione. Non so se ci son riuscito, ma sicuramente ho fatto del mio meglio per rendere queste quattro chiacchere con ognuno di loro accettabili e soddisfacenti per tutti, sia concittadini che semplici curiosi di passaggio… ma non tanto… spero. Dunque vi lascio a Enzo Martines e ci aspettiamo tanti commenti e domande al candidato della mozione Bersani. Buona lettura.

Triestino di 45 anni, vive a Udine da quando ne aveva 7, è felicemente sposato ed ha una splendida bambina di sei anni. In politica ormai da oltre un decennio tanto da occupare oggi, per la seconda volta in due mandati, la carica di vice sindaco sotto la giunta di Furio Honsell. Questa una brevissima biografia del candidato alla segreteria del Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia Vincenzo Martines.

Vincenzo intanto grazie per aver accettato il nostro invito, la prima domanda che ti pongo è di giudicare e commentare i risultati congressuali regionali.

    Il risultato è soddisfacente, con alcuni momenti brillanti come la Provincia di Trieste: e ciò pur di fronte all’indubbia forza del nostro principale avversario. Il lavoro sul territorio e le ragioni della mozione hanno rotto quel legame emotivo che esisteva verso quello che è stato il candidato che tutti noi abbiamo sostenuto alle Europee solo qualche settimana fa. Siamo quindi riusciti a far passare le ragioni del dibattito e il merito dei contenuti, grazie al grande entusiasmo dei tanti Comitati Bersani Martines che sono nati sul territorio: comunque sia è un importante passaggio politico, ma le primarie si giocano su altri piani, a partire da una platea molto più vasta. In questa ulteriore fase della campagna continueremo a far ragionare sulle nostre proposte politiche.
    Se ci sarà coerenza col dato nazionale emergerà con forza che la ricetta di Bersani che propone contenuti molto concreti e seri per il lavoro, l’economia e il welfare è quella che come in altri contesti risulterà la più adatta anche per il FVG.
    Il fattore primario è comunque che siamo riusciti a evitare un plebiscito, che per un partito è una dimensione mortificante.

  • Nel tuo documento di programmazione dici che la mozione è “aperta a tutti i contributi utili a raggiungere questi importanti obiettivi”. Quali sono questi obiettivi?
    Nella prima fase di questa lunga campagna elettorale, abbiamo arricchito i contenuti della nostra mozione di interventi delle tante persone incontrate in tutta la regione. Ricordo, per esempio,  contributi sui temi del lavoro dei giovani della “Carovana Bersani”, il documento delle tante  donne che hanno voluto appoggiare la mia candidatura, le riflessioni dei diversi territori. La ricetta Bersani può essere presa a riferimento per offrire ai cittadini del FVG una vera alternativa al centro destra, che in questo momento ha ancora un consenso importante. C’è bisogno di vere riforme per migliorare la vita dei cittadini del fvg. Rafforziamo gli interventi sul “sociale”,  sulla formazione. Premiamo le imprese che creano lavoro. Agevoliamo le piccole imprese, gli artigiani che sono il tessuto economico diffuso della nostra regione. Diamo forza ai comuni per difenderci dalla crisi che colpirà tante famiglie. Anche in regione eliminiamo gli sprechi della politica. Per raggiungere questi obiettivi ci vuole un partito che sappia dare l’esempio, in cui i cittadini trovino risposte. Un partito organizzato e presente. Da soli non possiamo farcela a battere una destra che in alcune aree della regione raggiunge il 70% di consensi. Dobbiamo saper creare alleanze che a partire da subito e dall’opposizione convincano sempre più cittadini che il centro sinistra e il PD per primo ha le proposte giuste per uscire dalla crisi che purtroppo durerà ancora a lungo.
  • Tu dice chiaramente che il “tuo” Pd non sarà un rimescolamento dei Ds e della Margherita, quindi come sarà il “tuo” Partito Democratico?
    Non si tratta solo di rimescolare due culture politiche: ex ds e ex margherita. Si tratta finalmente di spiegare che insieme a tutti coloro che hanno fondato il PD,  si deve elaborare una nuova cultura politica. Non dobbiamo fare più i separati in casa, discutiamo sulla natura del partito. Fino a oggi non ci hanno dato la possibilità di fare un congresso fondativo. È prevalso il tatticismo, non la strategia. In assenza del dibattito che finalmente consumiamo con il primo congresso, non saremo solo fondatori del PD, ma tutti autentici protagonisti del futuro di questo grande progetto. La sfida da vincere è passare definitivamente dall’Ulivo che era un patto elettorale a una vera forza riformista che, come dice Bersani  “amalgama persone diverse, incrocia percorsi che vengono da lontano con la freschezza di chi si è appena messo in cammino”. Mi riconosco in queste parole e di sicuro sapremo applicarle anche qui da  noi.
  • Laicità è la parola d’ordine nelle mozioni nazionali e anche nelle mozioni dei tre candidati alla segreteria del Friuli Venezia Giulia è molto sentita. Non è che si farà la gara a chi è più laico dell’altro?
    È un tema molto sentito, in verità. Nei tanti incontri cui ho partecipato si tratta di un tema tra i più sentiti. Perché riguarda le coscienze singole, ma anche l’identità del partito. Dire che il nostro è un partito laico, significa dare una natura certa al PD. Anche in questo caso la carenza di un dibattito interno, non ha fatto crescere una coscienza comune. Lo stiamo facendo ora con il congresso. Sui temi etici e sulla “fusione” delle diverse culture di provenienza vale il principio per cui non sono solo i rappresentanti istituzionali a stabilire le scelte definitive, ma tutto il partito nel suo complesso. Gli iscritti e i simpatizzanti hanno mai discusso sui temi del testamento biologico? Sulla questione morale? Su come si integrano le culture fondative del PD? Dobbiamo promuovere un dialogo interculturale e interreligioso di mutuo apprendimento. A partire  dai principi non negoziabili nei quali tutti ci riconosciamo: quelli della Costituzione e della Carta dei diritti dell’Uomo.
  • La tua mozione all’apparenza sembra quella che vuole porre le più solide basi al radicamento sul territorio. Cosa significa per te “radicarsi sul territorio” e come intendi raggiungere questo ambizioso progetto?
    La partecipazione non è uno slogan e nemmeno un mero evento elettoralistico. In questi anni mi sembra sia prevalsa la suggestione mediatica alla responsabilità individuale e collettiva che chi lavora per il partito deve metterci. Dobbiamo dare il buon esempio a tutti coloro che credono in noi. I nostri tanti circoli devono tornare e stare sul territorio riprendere il dialogo con la comunità circostante. Tornare a fare quello che la Lega nord dicono faccia meglio di noi. Stare con i cittadini a spiegare le nostre ragioni. Le nostre ragioni a differenza della destra non sono semplici slogan.
  • Entriamo nel merito dei problemi. In Italia la crisi economica è la padrona assoluta e la nostra regione non è andata molto meglio delle altre regioni italiane. Come intendi comportarti se venissi eletto segretario?
    La Regione si deve interrogare su quale sia il modo migliore di sostenere la ristrutturazione del quadro imprenditoriale che uscirà da questa crisi. Credo che il problema sia davvero focale per il nostro futuro e l’impressione è che solo una strategia su più livelli d’azione favorirà un efficace sostegno da parte delle istituzioni, non solo alle grandi realtà industriali che sono entrate in una fase di difficoltà, ma soprattutto a quel tessuto di piccole e medie imprese che forma da sempre l’ossatura della nostra economia e che è compito primario agevolare in un momento critico come questo.
    Sostegno su più piani, quindi: a mio giudizio le priorità dovrebbero essere cinque: occupazione, internazionalizzazione, formazione e maggiore liquidità a favore delle imprese virtuose; innovazione.
    1. Se il grande problema di questa crisi sarà la disoccupazione, che oltrepasserà la fase di recessione, bisognerà far capire in modo chiaro, che la ricerca di efficienza nelle imprese non può passare solo attraverso i tagli di personale, altrimenti sarà chiaro che oltre alle aziende in crisi a tagliare saranno anche altri.
    2. Se è vero che in Friuli Venezia Giulia le piccole e medie imprese hanno forte vocazione all’export, è necessario avere in testa che ogni ostacolo frapposto a livello burocratico, infrastrutturale e politico a questa propensione è un colpo mortale che si infligge alla nostra economia. Attrarre imprese con tre cose fondamentali: tempistiche infinitamente più rapide, burocrazia inesistente, infrastrutture efficienti e costo dell’energia decisamente inferiore.
    3. L’unico sistema per riassorbire la disoccupazione è favorire la nascita di nuove imprese, dobbiamo attrezzarci come sistema: ai lavoratori vanno assicurate opportunità di formazione e riconversione professionale, il mercato del lavoro va messo in contatto con domanda e offerta reale, dare a chi è rimasto senza occupazione delle carte in mano per giocarsi il proprio avvenire.
    4. Anche per il sistema del credito finanziare nuove realtà imprenditoriali dovrebbe diventare quasi un imperativo e per questo la messa in discussione di Friulia è quanto meno singolare, in mancanza di idee concrete e “pesanti” su come rimpiazzare uno strumento che oggi come oggi risulta ben più decisivo di quanto appare. La regione si faccia garante di un atteggiamento maggiormente costruttivo con il ssitema finanziario privato a favore delle imprese più virtuose.
    5. Selezioniamo gli aiuti agli investimenti sulla produttività, sull’innovazione, sull’automazione e sulle tecnologie che aiutano la produttività e la qualità del prodotto.
  • Ambiente, Welfare e Salute: i primi tre grandi temi da trattare con le maiuscole. Come si muoverà il Partito Democratico da te presieduto?
    Questi sono temi difficili da affrontare con pochissime parole. Perché welfare e salute sono termini di un unico sistema integrato dedicato alla sicurezza sociale. Si incrociano i temi della sanità dove prevenzione, assistenza domiciliare, hospice, devono essere punti di riferimento; con una vera politica demografica che deve mettere in luce la composizione sociale della nostra comunità, per definire servizi alla persona più efficaci in un epoca di ristrettezze finanziarie. Concepiamo, inoltre, nuovi rapporti con il terzo settore e con il volontariato. Va però chiarito che un welfare solido è volano di sviluppo di progresso e di ricchezza. Nelle società più evolute, nei periodi di crisi, si investe sul welfare e sulla formazione per preparare il futuro, così dobbiamo fare. Politiche ambientali ed economia pulita sono linee di indirizzo per competere con le economie che hanno creato la crisi cui siamo sottoposti. La green economy può creare nuovi posti di lavoro, nuove professionalità e soprattutto una cultura del benessere diffuso più consono alle esigenze di salute e difesa del territorio. Green economy vuol dire dedicarsi alla ricerca delle risorse rinnovabili, alla valutazione consapevole delle infrastrutture necessarie allo sviluppo del territorio, al sostegno di quelle imprese che sanno investire nel futuro.
  • Immigrazione, Sicurezza e Federalismo: stessa domanda di prima, cosa proporrà la tua segreteria?
    Su immigrazione e sicurezza vale a mio parere un principio che deve ispirare le nostre politiche. Il cittadino non può essere considerato in modo passivo nel risolvere i problemi che sente pressanti. Noi vogliamo un cittadino attivo. E non con le ronde. Perché le ronde sono un modo semplicistico per rendere passivi i cittadini rispetto alle paure che tutti noi deleghiamo alla politica. Stabilito che bisogna avere mano ferma con chiunque delinque, la sicurezza si costruisce mettendo insieme l’amministrazione comunale, le forze dell’ordine, le associazioni degli immigrati, dei cittadini residenti, della associazioni che si occupano da tempo di questi temi. Questa rete crea prevenzione e isola i casi più gravi, crea le condizioni di rispetto reciproco. Così si è fatto a Udine e in altre città della regione. In fvg questo modello funziona. Il federalismo è uno degli argomenti che hanno fatto la specialità della nostra regione. Difendiamo e rafforziamo la nostra autonomia decisionale a livello territoriale ora che ci apprestiamo alla riforma del federalismo fiscale sotto la spinta della Lega nord. Il prossimo anno dovremo dimostrare che siamo capaci di mantenere la nostra specialità e che saremo capaci di proporre una politica fiscale all’altezza delle richieste del nord italia e del nord est che sente forte questo tema.
  • Quale è, secondo te, il punto forte del tuo programma che ti permetterà di vincere questa competizione regionale?
    La concretezza. Tutti i temi qui accennati devono essere la dimostrazione che il nostro partito è pronto a una proposta alternativa alla politica della giunta Tondo. Con molta cura e umiltà dobbiamo metterci al lavoro per ricostruire il percorso che ci porterà alle elezioni amministrative del 2013. Avremo modo di misurare la nostra capacità di stare sul territorio a cominciare dalle elezioni che si svolgeranno nel 2011 in alcune importanti amministrazioni della regione.
  • Dando un’occhiata al sito comunale di Udine, tu sei  Vice Sindaco, Assessore Attività Economiche, alle Attività turistiche, al Bilancio, Bilancio sociale, Commercio e attività produttive, Finanze, Locazioni, Marketing urbano, Mercati e annona, Rapporti con associazioni di consumatori… Il doppio incarico è stato una sorta di spada di Damocle per la Serracchiani, per te dovrebbe essere una serie di mannaie con tutti gli incarichi e le deleghe che ricopri!
    Fare l’elenco delle competenze significa non conoscere quale è il lavoro di un assessore. L’assessore coordina tutte quelle mansioni, non se ne occupa come fosse lo specialista delle singole voci. Altrimenti sarei un dirigente del comune, non l’assessore. Sono vicesindaco, assessore al Bilancio e alle Attività produttive. Se verrò eletto segretario mi dimetterò da Vice sindaco. E lo farò perché quel ruolo così importante, non si concilia con il nuovo ruolo politico. Faccio l’assessore al Comune di Udine ormai da sei anni e mezzo e credo di conoscere quali sono i carichi di lavoro cui sono sottoposto. Certo molto impegnativi, ma conciliabili con un nuovo incarico che svolgerò sul territorio regionale. Per quel che mi riguarda il problema non è il doppio incarico, ma il tempo a disposizione. Debora è sicuramente in buona fede quando dice che ce la farà a conciliare tutto, ma noi abbiamo qualche dubbio. Con un collegio così grande e importante come quello del Nord Est unito all’Emilia-Romagna, che rappresenta una popolazione poco inferiore all’Olanda e superiore alla Danimarca, e sapendo che un parlamentare europeo è di regola libero a fine luglio, ad agosto e nei week end, sarà dura seguire tutto. Il nostro partito ha bisogno di molta presenza. Naturalmente io non ho mai fatto l’europarlamentare e forse non ho chiaro bene come funziona. Comunque io tengo molto a che Debora faccia al meglio il suo lavoro, perché la sua affermazione ha un grande valore per tutti noi.
  • Io non conosco il lavoro di assessore, e infatti il mio era solo un elenco delle tue competenze esattamente per quelle che sono.
    Un’ultima domanda “cattiva”: un difetto e un pregio delle tue avversarie alla segreteria regionale.

    Debora sa dire molto chiaramente ciò che pensa, ma non è una grande “mediatrice”. Cristina la conosco molto di meno, ma sicuramente è una persona che sa ascoltare. Sono donne molto in gamba e conoscono la politica.
  • Vincenzo io ti ringrazio per averci concesso parte del tuo tempo, e nell’augurarti un buon lavoro ti chiedo un’ultima battuta per convincere i cittadini di Cordenons ad andare alle Primarie e votare te anzichè gli altri due candidati.
    Sarò presente, mi dedicherò a far ripartire questo partito che si è un po’ inceppato. Lo faro con lo stile che hanno i tanti bravi amministratori della nostra regione. Con sobrietà, con coscienza e mettendo a disposizione tutte le mie energie, la mia esperienza. Con i temi qui brevemente elencati possiamo dare una prospettiva allo sviluppo della nostra regione che ha bisogno di nuove idee per uscire dalla crisi nella quale ci troviamo. Mi candido a guidare un PD all’altezza della situazione.

Spero che le parole di Enzo Martines siano state utili per pensare alle Primarie come passo importante per la vita democratica del Partito e della nazione. Un Paese Democratico si misura anche con le elezioni, noi del Partito Democratico ci stiamo provando: facciamo in modo di riuscirci.

Il 25 ottobre scegli il tuo candidato e vota alle Primarie!

By |2009-10-05T09:35:26+00:00Ottobre 5th, 2009|Primarie|2 Comments

About the Author:

Circolo del Partito Democratico di Cordenons. Contatti: Piazza della Vittoria, 4 Cordenons | email: pdcordenons@gmail.com | Facebook: Partito.Democratico.Cordenons | Twitter: @pdcordenons | Instagram: @pd.cordenons

2 Comments

  1. […] Oggi sul sito del Pd di Cordenons hanno pubblicato una mia intervista a Vincenzo Martines, candidato regionale per la mozione Bersani in Friuli Venezia Giulia […]

  2. […] ringraziare tutti gli utenti che hanno permesso di raggiungere ieri – in concomitanza con l’intervista al candidato regionale per la mozione Bersani Vincenzo Martines, con il sondaggio su chi sarà […]

Leave A Comment

diciotto − tredici =