“Uscire dalla crisi. Scelte e proposte”. La sintesi del segretario

“Uscire dalla crisi. Scelte e proposte”. La sintesi del segretario


L’On. Matteo Colaninno, responsabile Sviluppo industriale e della finanza d’impresa della direzione nazionale del Pd, collegandosi all’analisi fatta dall’economista Fulvio Mattioni, ha messo in rilievo che i provvedimenti tampone, per quanto necessari, attuati dal Governo in questi venti mesi di crisi per assicurare la cassa integrazione in deroga a centinaia di migliaia di lavoratori non sono sufficienti a far uscire l’Italia dal tunnel della recessione.

Occorre che la politica si faccia avanti. Il Governo e il Parlamento non possono non esercitare un ruolo di guida e di regolazione dei naturali processi di ristrutturazione indotti dal mercato, soprattutto in presenza di una crisi sistemica come quella che stiamo attraversando.

Solo così possiamo definire le premesse giuste, capaci di avviare una grande “ristrutturazione” del nostro sistema industriale e manifatturiero, unico strumento questo per uscire dalla crisi epocale che stiamo vivendo. Dal processo di globalizzazione non si scappa e per questo bisogna aiutare le PMI a intraprendere su ampia scala internazionale magari aggregandosi, consorziandosi o comunque agendo in sinergia con altre imprese per avere maggiore massa critica di intelligenza, capitale e capacità commerciale.

Pur riconoscendo i meriti fondamentali della piccola impresa non ci è consentito di rispondere ai profondi cambiamenti della geografia economica, delle produzioni e delle competenze semplicemente “ammortizzando” in modo passivo l’enorme valore costruito nel tempo dalla piccola impresa, e lasciandola nei fatti in una preoccupante solitudine.

La capacità dell’impresa, sia nel breve che nel lungo termine, di far fronte ai propri impegni finanziari, di sostenere gli investimenti, di stabilizzare strategie di espansione delle vendite e delle quote di mercato, di mantenere redditività e capacità di sviluppo è oggi sempre più determinata dalla sua solidità patrimoniale e finanziaria. Bisogna puntare sulla capitalizzazione delle imprese e per questo lo Stato deve agire con incentivi e sgravi. Aiutare le imprese ad evolversi con l’introduzione di nuove competenze manageriali; promuovere una diversificazione della finanza d’impresa, reimpostare anche con nuove leggi il rapporto con il sistema bancario è una priorità assoluta.

La finanza non è un male, ma diventa fonte di speculazione e destabilizzazione dei mercati se la politica rinuncia a porre regole ferree a tutela della trasparenza delle operazioni, dell’economia reale e del lavoro.

E’ necessario, per recuperare risorse economiche utili a rilanciare il sistema economico, combattere l’enorme evasione fiscale che in Italia è quantificabile in oltre 100 mila miliardi di euro!

Occorre combattere la criminalità organizzata in modo straordinario perché soprattutto nel Sud questa produce una devastazione sociale ed economica che sta condizionando lo sviluppo di tutto il Paese. E’ stato calcolato che le mafie hanno un fatturato di 120 mila miliardi l’anno! La corruzione che si consuma attorno agli appalti costa all’Italia tra i 50 e i 60 mila miliardi. In tal senso, bisogna fare subito una legge anti-tangenti. Insomma al Paese mancano quasi 300 mila miliardi di risorse che sono indispensabili per incrementare stipendi e salari, supportare la ricapitalizzazione delle imprese, tagliare il cuneo fiscale che determina un costo del lavoro che toglie competitività alle imprese e potrebbe dare più soldi in busta paga ai lavoratori. Non è con lo scudo fiscale che si può pensare di recuperare danaro, men che meno imponendo una scandalosa tassa del 5% soltanto, come è stato fatto. La cosa ridicola è che quei 90 mila miliardi rientrati in Italia dai conti esteri sono stati reinvestiti in speculazione finanziarie e non in investimenti e allo Stato sono affluite solo le briciole. Bastava, almeno, porre un’aliquota del 20% come in America o in altri Paesi dell’UE!

Per tutto questo il Pd ha avanzato delle proposte di legge o emendamenti alle leggi del Governo per consentire provvedimenti di rilancio del sistema produttivo e di contrasto all’illegalità economico-finanziaria ma tutto è stato bocciato. Questo gli italiani non lo sanno o lo sanno molto poco. Il livello d’irresponsabilità del Governo Berlusconi è enorme ma intanto passa in tutte le televisioni l’idea che tutto va per il meglio. Sarà anche un problema nostro, come Pd, di comunicare meglio e di essere più coesi al nostro interno, ma è in dubbio che conta moltissimo il fatto che mentre il Pd riesce a parlare a 4 milioni di italiani una volta alla settimana (a “Ballarò”) il Governo parla da mattina a sera in tutti i telegiornali a 30 milioni di italiani. Una sproporzione di condizioni che ci rende la vita decisamente difficile.

Le slides di Fulvio Mattioni presentate durante la serata.

Giovanni Ghiani, segretario circolo Pd Cordenons

By |2010-05-18T14:02:09+00:00Maggio 18th, 2010|Mondo|3 Comments

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3 Comments

  1. Luca Bagatin 18 Maggio 2010 at 15:22 - Reply

    Il Pd si affida all’Alta Finanza dei Colaninno. Beh, non è una novità visti gli ottimi rapporti che ampi settori del Pci e della sinistra Dc hanno sempre intrattenuto con i Poteri Forti, il sistema bancario, De Benedetti e il Gruppo Espresso-Repubblica.
    Un po’ poco “di sinistra” ma che volete…..si deve pur campare!

    Noto che, fra la ampia aria fritta trita e ritrita, finalmente qui si è parlato dell’aliquota unica al 20 % quando noi repubblicani e liberali ne parliamo da lungo, lunghissimo tempo e senza tanti giri di parole.
    Però prima bisognerebbe anche parlare di abolizione degli enti inutili quali le Province, le comunità montane, i consorzi…l’accorpamento dei comuni inferiori a 20.000 abitanti. Ed il taglio degli esuberi nella P.A., lo stop al finanziamento dei sindacati attraverso gli Istituti previdenziali (in modo da far tornare il sindacato al suo ruolo originario di difesa dei lavoratori, senza asservirlo a logiche di parastato). E magari finalmente anche la messa sul mercato del carrozzone Rai che, non solo costa un occhio, ma è anche il ricettacolo delle logiche dei “comitati d’affari partitici”.
    Una rivoluzione vera, da rivoltare la macchina amministrativa come un calzino, insomma !
    In modo da evitare che, come diceva Ernesto Rossi, in Italia si continuino a socializzare le perdite e privatizzare i profitti (a proposito di Telecom si veda “Il caso Telecom e la mala privatizzazione” dell’amico Davide Giacalone).

    • admin 18 Maggio 2010 at 17:25 - Reply

      Il Pd si affida all’alta esperienza di Colaninno, l’alta finanza è quasi sempre soggettiva 😉
      Per il resto sono sostanzialmente d’accordo con te con una sola correzione: la Rai non andrebbe privatizzata – o almeno solo in parte – ma tenerla lontana dalla politica.

  2. Luca Bagatin 19 Maggio 2010 at 14:10 - Reply

    La Rai costa, trasmette programmi di palese disservizio pubblico e in Italia è di diretta pertinenza dei partiti (ormai ridotti a comitati d’affari).
    Andava privatizzata già negli anni ’70 ed un referendun del 1995 vinto e votato a maggioranza prevedeva la sua privatizzazione.
    Penso sia, non solo un atto dovuto e democratico, ma anche un atto sensato per tagliare la spesa pubblica improduttiva ed abolire privilegi consolidati.

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