La verità rende liberi

La verità rende liberi

I rapporti tra il governo di Sua Maestà e l’Irlanda del Nord non sono mai stati idilliaci. A cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70 l’IRA ebbe il suo culmine di notorietà e di aiuti tra gli indipendentisti per via un fatto di cronaca che ha segnato le sorti dell’Irlanda e della Gran Bretagna.

Il 30 gennaio 1972, durante una manifestazione per i diritti civili a Derry, in Irlanda del Nord, i soldati del Primo Battaglione del Reggimento Paracadutisti fecero fuoco tra la folla uccidendo quattordici persone tra i manifestanti. I militari inglesi si giustificarono dicendo che loro avevano solamente risposto al fuoco nemico, in contrasto con le parole dei numerosi testimoni che affermavano l’esatto contrario. Quel giorno, quella domenica, venne chiamata la domenica di sangue, “Sunday bloody” per gli inglesi. L’11 marzo 1983 il gruppo musicale degli U2, irlandesi di nascita, scrissero una canzone, rimasta nella storia della discografia mondiale, per ricordare quella domenica maledetta: Sunday, bloody sunday.

Durante quel 1972, l’allora primo ministro inglese Edward Heath avviò un’inchiesta che portò ad un proscioglimento totale da ogni colpa dei militari accusati della strage, ma era stato un naturale insabbiamento dei fatti. Nel gennaio del 1998 – 26 anni dopo la prima inchiesta -, il Governo di Tony Blair avviò un’altra inchiesta imparziale di cui oggi si sanno i risultati.

Sono passati trentotto anni dalla strage di Derry, dodici dall’inizio della seconda inchiesta e 250 milioni di euro spesi per appurare i fatti. Questa settimana la Commissione ha diramato un rapporto di 5.000 pagine con i risultati dell’inchiesta. Ieri il Primo Ministro David Cameron ha tenuto l’attesissimo discorso alla Camera dei Comuni dove spiegava e comunicava i risultati. Questi i momenti più importanti:

Sono patriottico, e non voglio pensare male del mio paese. Ma le conclusioni del rapporto sono chiarissime.

L’attacco dei soldati ai manifestanti è stato ingiustificato e ingiustificabile.

Nessuno dei morti e dei feriti poteva essere considerato una minaccia.

Chiedo profondamente scusa per quanto è successo quel giorno.

Il primo colpo è stato sparato dall’esercito britannico. Sono arrivati colpi anche dalla folla, che però non giustificano in nessun modo l’attacco.

All’epoca, diversi soldati mentirono sugli avvenimenti.

Non si può sostenere l’esercito difendendo l’indifendibile.

Non ci sono prove di una premeditazione dell’attacco.

Non ci sono prove di un insabbiamento dei fatti.

Bisogna ricordare il lavoro e il sacrificio dell’esercito britannico in Irlanda del Nord. Più di 1000 soldati hanno perso la vita per portare la pace.

Quest’inchiesta dimostra come si dovrebbe comportare il governo: guardare in maniera aperta al passato non lo rende più debole, ma più forte.

Quello che è successo non sarebbe mai e poi mai dovuto accadere.

Non possiamo dimenticare il passato, ma bisogna andare avanti.

Capisco il dolore dei familiari, ma spero, come ha detto uno dei genitori, che la verità possa renderli liberi.

Il discorso del premier britannico è stato seguito da moltissime persone all’esterno della Camera, anche i familiari delle vittime di Derry erano presenti, e alla fine del discorso c’è stato un lunghissimo applauso che ha sancito finalmente che la verità può veramente rendere liberi.

(di Giacomo Lagona)

By |2010-06-16T10:07:47+00:00Giugno 16th, 2010|Mondo|0 Comments

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