Il governo non è più maggioranza

Il governo non è più maggioranza

Ciò che fa davvero impressione nella mozione di sfiducia presentata dal capogruppo del Partito Democratico, Dario Franceschini, e discussa ieri pomeriggio alla Camera, non sono soltanto i numeri con cui si è stabilito che la maggioranza non è più maggioritaria al governo di questo Paese, ma bensì come quest’ultima si stia man mano che passano i giorni sempre più sgretolando sotto i suoi stessi frantoi politici.

A toccare i punti salienti del dibattito di ieri è stato lo stesso Franceschini, il quale, con un discorso talmente inappuntabile sul merito della mozione di sfiducia al sottosegretario alla giustizia – mentre tutta la maggioranza, soprattutto il guardasigilli Alfano, si è soffermata sul piano penale della questione e non sul piano politico – ha spalancato la porta della crisi che solo il Presidente del Consiglio si ostina a dire inesistente:

La maggioranza uscita dalle elezioni non c’è più. C’è una maggioranza residuale che dovrà conquistarsi la sopravvivenza volta per volta, con le astensioni sui singoli emendamenti. E’ iniziata la seconda parte della legislatura e sarà tutta diversa. Non sappiamo quanto durerà. Ma, on.le Berlusconi, non pensi di spaventare tutti minacciando le elezioni: ridotti come siete a brandelli le perdereste! Si ricordi che lei può dare le dimissioni e il giorno che lei lo farà sarà il giorno della sua resa e della nostra vittoria. Ma un minuto dopo le dimissioni lei esce di scena e la parola passa al capo dello Stato e al Parlamento e noi che sappiamo che sarebbe folle tornare a votare per la terza volta con questa legge elettorale – questa porcata come l’avete chiamata – faremo ogni battaglia per tornare a votare con una legge diversa. Nostro obiettivo è riconsegnare l’Italia ad un confronto normale e civile

L’altro dato interessante è venuto fuori dal discorso della deputata del Pdl Chiara Moroni.

La storia di un pezzo della vita di Chiara Moroni e del suo ingresso in politica l’ha riassunta lei stessa nel suo intervento. Intervento politicamente molto rilevante, giunto in chiusura del dibattito, e forse il momento più efficace e inatteso del dibattito, malgrado l’intensità battagliera mostrata poco prima da Dario Franceschini.

Moroni fu candidata nell’allora “Nuovo PSI” dopo essere entrata in politica per seguire il percorso di suo padre, Sergio Moroni, deputato socialista bresciano che si uccise nel 1992 a 45 anni dopo aver ricevuto due avvisi di garanzia per le inchieste della cosiddetta Tangentopoli. Chiara Moroni venne eletta nel 2001 nelle liste della Casa delle Libertà, la più giovane parlamentare della legislatura. Attaccata a più riprese da alcuni parlamentari leghisti per la sua genealogia, rispose una volta così, rivendicandola e rivendicando la sua testimonianza:

Io so benissimo perché sto in questo Parlamento: per ricordare ogni giorno il gesto di mio padre, che ha ritenuto di dover difendere la sua innocenza suicidandosi. Io sono orgogliosa e fiera di stare qui perché sono la figlia di Sergio Moroni, di stare qui per tenere in vita la sua memoria e il significato politico del suo messaggio. Mentre loro sventolavano i cappi in Parlamento qualcuno moriva per sostenere le sue idee socialiste. E io oggi qui continuo a rappresentarle, orgogliosamente, dopo aver fatto doverosamente i conti con gli errori. Lo considero un tributo alla memoria di mio padre. Lo faccio soprattutto per ricordare quel suo gesto politico, cosa successe, cosa si poteva evitare, quali furono gli errori. So che siedo in Parlamento per questo, anche se ogni giorno cerco di dare sostanza politica al mio essere qui

Nel 2006 è stata rieletta con Forza Italia, e di nuovo nel 2008 col Popolo delle Libertà. Ieri nel suo intervento ha mantenuto la sua fedeltà alle battaglie garantiste ma prendendo le distanze dalle strumentalizzazioni prevalenti nel suo partito: ha affermato che il suo garantismo non le permetteva di chiedere le dimissioni del sottosegretario Caliendo ma che

Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con il giustificazionismo o peggio ancora con l’impunità.

La questione Caliendo, ha spiegato Moroni smentendo gli interventi dei suoi colleghi di partito, “non è un problema di scontro tra garantismo e giustizialismo”.

È un problema di opportunità politica. Di compatibilità tra il suo incarico istituzionale e i suoi comportamenti. È un problema di responsabilità e di etica personale e pubblica: ne deve rispondere all’opinione pubblica prima ancora che all’autorità giudiziaria.

E chiedendo “un passo indietro” al sottosegretario Caliendo, Moroni ha concluso il suo intervento, che in meno di due minuti ha messo in un’altra luce gli argomenti del suo ex compagno di partito del PSI Fabrizio Cicchitto, che l’aveva preceduta. Poche ore dopo, in serata, si è saputo che domani Chiara Moroni entrerà nel gruppo di Futuro e Libertà, abbandonando dopo quattro anni il partito di Silvio Berlusconi.

Il Governo aveva blindato 316 voti di maggioranza: ne ha ricevuti solo 299. Berlusconi non ha più la maggioranza per governare l’Italia. Si dimetta!!

By |2010-08-05T14:47:47+00:00Agosto 5th, 2010|Mondo|1 Comment

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One Comment

  1. […] deciso di lasciare il Popolo delle Libertà, Chiara Moroni. Sono passati 6 giorni da quel discorso. Una scelta ragionata, sofferta. Ma Chiara Moroni per questo è stata massacrata. Chiara ha tradito […]

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