Fermiamoci alla prossima fermata

Fermiamoci alla prossima fermata

Alla Stazione Leopolda di Firenze, Pippo Civati e Matteo Renzi presentano la tre giorni di “Prossima fermata: Italia“, la kermesse di quella meglio gioventù che i giornali hanno definito “rottamatori”. A Firenze il sindaco Renzi e il consigliere lombardo Civati, stanno dando la parola a tutte quelle persone che vogliono cambiare in meglio l’Italia. Chiunque può intervenire, purché si iscriva a parlare e aspetti il suo turno (nella mattinata di domenica erano poco più di settemila registrazioni). Ogni relatore ha cinque minuti, non uno di più, per permettere l’intervento del maggior numero possibile di persone. Al termine dell’incontro saranno stilati due documenti. Il primo dovrebbe essere una sorta di “vocabolario”, contenente i contributi presentati durante le tre giornate. Il secondo è quello che Renzi ha chiamato “la carta di Firenze, il senso di ciò che ci unisce”.

L’evento negli ultimi giorni ha rimesso il tema del rinnovamento – politico, tematico, generazionale – all’interno dell’agenda del PD e del centrosinistra, sebbene nei termini conflittuali e capricciosi in cui siamo abituati a vedere discutere le cose nel centrosinistra. La più nota delle proposte dei promotori è quella di limitare a tre il numero dei mandati parlamentari possibili, e questa richiesta insieme al successo giornalistico della definizione “rottamatori” ha creato qualche malumore e persino accuse di maleducazione. Gli organizzatori dicono però che a Firenze non si parlerà del PD e della sua situazione interna, bensì del paese: ogni relatore proporrà all’assemblea un contributo, una proposta, legata al futuro dell’Italia e a partire da una parola chiave ben precisa.

Pubblichiamo alcuni degli interventi che riteniamo importanti e ci sono piaciuti di più.

Sabato mattina: “Ieri io e Matteo abbiamo minacciato di non lasciare il PD: siamo gli unici a farlo, visto che gli altri stanno sempre lì a fare le valigie”, dice Civati. “Quando parliamo di rottamazione abbiamo centinaia di titoli e pagine sui giornali: vediamo quante pagine avremo oggi che parliamo di contenuti”, dice Renzi.

Mila Spicola, insegnante palermitana che ha raccolto parecchi applausi a giugno per il suo discorso all’assemblea del Pd, e autrice di “La scuola è rotta“: “La scuola di oggi è noiosa. Il novanta per cento delle conoscenze di un ragazzino, oggi, viene da fuori. Bisogna rottamare i banchi. Il PD siciliano non è solo quello che fa l’accordo con Lombardo. Tutti gli amministratori locali che vengono minacciati dalla mafia in Sicilia sono del nostro partito”.

Laura Puppato ha guadagnato qualche notorietà per essere stata eletta sette anni fa sindaco di Montebelluna, un paese veneto in un territorio dove la Lega prende solitamente percentuali astronomiche. Il suo lavoro da sindaco sul fronte della gestione dei rifiuti e le energie rinnovabili ha fatto il giro del paese. Alle ultime elezioni regionali è stata eletta consigliere con il maggior numero di preferenze mai ricevute da un consigliere regionale in Veneto, dopo essere stata a lungo in corsa per una candidatura alla presidenza della regione. Presiede il Forum nazionale sull’energia del PD. Racconta dell’ambiente, dell’energia nucleare, del Veneto e delle cause dei disastri provocati dalle alluvioni negli ultimi giorni: “Con ottanta chili di rifiuti secchi residui ad abitante, come si fa già in alcune città, avremmo in Italia tonnellate in meno di rifiuti, centinaia di inceneritori in meno e migliaia di posti di lavoro in più”.

Pierfrancesco Majorino è capogruppo del PD a Milano. Propone di rottamare la parola “timidezza”. Chiede al PD posizioni più forti e audaci sul disarmo, sul matrimonio omosessuale, “scelte di cambiamento radicali”. Parla di Bersani e gli chiede di non guardare con timore e diffidenza a quello che sta succedendo a Firenze.

Luigi Madeo rivendica l’aver fondato il comitato che si oppone al referendum sull’acqua e che chiede uno sforzo di legislazione moderno, anche nella resistenza alle misure proposte dal governo. Quando si ferma niente applauso: il gelo. Anche se…

Paola Concia è la prima parlamentare a parlare a questa iniziativa: “Abbiamo il coraggio di non balbettare, quando Berlusconi e Di Pietro dicono che è meglio essere eterosessuali che gay?”

Sergio Staino. Renzi e Staino non è stata semplicissima: al tempo delle elezioni comunali a Firenze Staino definì Renzi “un pollo in batteria”. Poi cambiò idea ed ebbe per lui molti elogi. Dice che i giornalisti gli chiedono continuamente perché sta partecipando a questo evento. Al terzo, ha chiesto che gli venisse rivolta un’altra domanda. “Mi chieda perché non c’è qui Bersani”. Si prende la più imprevedibile delle standing ovation mentre si scaglia contro “i populisti di destra” della sinistra, “portatori di una visione della politica giudiziaria e di destra”, “come Beppe Grillo”.

Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay nel Pd dallo scorso marzo: “Io non voglio vedere ogni giorno sui quotidiani strali contro Berlusconi per le sue volgarità e poi vedere tette e culi sui giornali perché aiutano a vendere copie”.

Alessandro Capriccioli, radicale e autore del blog Metilparaben, fa una giusta tirata sui diritti civili e gli insulti di Berlusconi agli omosessuali, indugiando parecchio sulle incertezze di parte del PD su questi temi. Era stata intellettualmente più onesta Paola Concia, che aveva messo in mezzo anche Di Pietro (che qualche tempo fa aveva detto di preferire “essere un tombeur de femmes che un tombeur de hommes”).

Parla Alessandro Gilioli, giornalista dell’Espresso e blogger, e propone dieci parole per dieci punti. Il primo è wifi.

Giulia Innocenzi, radicale, già candidata alla segreteria dei Giovani Democratici, membro di Italia Futura, e collaboratrice di Annozero. La sua parola è tunnel, il discorso è più astratto e meno concreto rispetto alla media della giornata. Insieme a quello di Francesca Fornario sono gli unici interventi critici al Pd.

Nichi Vendola ha dichiarato: «Quando sento parlare di rottamazione di persone, un brivido mi corre lungo la schiena. Bisogna rottamare un sistema di potere una cultura politica, ma non le persone. Le persone sono ecosistemi delicati e preziosi, quand’anche fossero pezzi da Novanta della nomenklatura. Non dobbiamo lasciarci influenzare da quel lessico plebeo a cui certi giornali ci stanno abituando. Per portare avanti una battaglia politica serve anche una certa finezza nel linguaggio».

Un lancio Ansa di ieri:

PD: DA ASSEMBLEA SEGRETARI FISCHI A RENZI (ANSA) – ROMA, 06 NOV – Fischi a Matteo Renzi e Pippo Civati e ai «rottamatori» da parte dell’Assemblea dei segretari di Circolo del Pd. Due bordate di ululati e fischi sono partite al momento in cui due interventi hanno nominato il sindaco di Firenze e la sua iniziativa. La prima contestazione si è fatta sentire allorquando una segretaria di un circolo in provincia di Teramo ha citato i rottamatori: «avrei voluto che Matteo Renzi e Pippo Civati fossero qui a Roma, a sostenere il loro segretario». Analoghi i fischi contro i «rottamatori» durante l’intervento di un segretario di Circolo di Venezia: «a Renzi ricordo quello che mi diceva un dirigente piu anziano: non basta dire che si è più bravi, bisogna esserlo». E poi: «servono meno personalismo e più umiltà. I circoli sono pieni di persone con queste caratteristiche».

La segreteria nazionale ha immediatamente smentito (io l’avevo fatto lo stesso momento del lancio dato che non era assolutamente vero) e Renzi, nella serata di ieri, in una conferenza stampa improvvisata ha dichiarato:

“Se ci hanno fischiato, noi abbiamo risposto con una standing ovation: un abbraccio a distanza per lavori di Bersani a Roma. Non vedo che altra risposta si possa dare, se non pensare al fatto che quello che oggi sta avvenendo alla stazione è il tentativo di spostare la politica dalle polemiche tra di noi ai tentativi di discutere sui contenuti per vincere. Noi abbiamo la coscienza a posto, se qualcuno andrà a letto con ululati e fischi è un problema suo. Noi siamo per il rispetto. Non abbiamo detto neanche una cosa senza rispetto. Non c’è nessun tipo di candidatura, dalla leopolda non esce un leader ma ma un popolo.”

Civati fa il paio a Renzi:

“Siamo felici che il PD si mobiliti l’11 dicembre, saremo alla manifestazione. Non sono rimasto male dei fischi, sarei anche andato all’assemblea dei circoli come ho sempre fatto se non fosse stato lo stesso giorno. Lo dico senza malizia: noi vogliamo fare cose concrete lontane dalla politica romana. Abbiamo parlato di cose da fare invece a Roma si continua a parlare di polemiche del PD. Siamo immediatamente a disposizione di Bersani. Cinquemila persone sono tante. Ho scritto il manifesto personalmente, a chi mi dice di girare l’evento in senso propositivo dico che l’abbiamo fatto subito: per esempio la proposta dei metà parlamentari a metà prezzo. La regola dei tre mandati non è contro gli anziani, ma la politica non può essere una professione eterna, e quella di oggi non può avere gli stessi protagonisti della prima repubblica”

Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria nazionale del PD: “Sono qui perché penso che dove si riuniscono alcune migliaia di miei coetanei che discutono di politica, del paese e del PD, sia giusto esserci. I giovani devono essere il primo partito a cui chiediamo un’alleanza di governo: altro che Futuro e Libertà o l’UdC”.

Oggi, tra gli altri, hanno parlato Debora Serracchiani, Ivan Scalfarotto, Matteo Renzi e Pippo Civati.

Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia. La sua parola è ribellione. “Tocca a voi giovani ricostruire quello che noi vecchi non siamo riusciti fare: noi denunciavamo ma non siamo stati capaci. Mi assumo la responsabilità: tutti noi abbiamo permesso questa devastazione. Mi rende triste quello che è successo dalla platea di Firenze e quella di Roma, mi amareggia”.

La parola di Debora Serracchiani è Europa. “Questo è il primo parlamento europeo che ha 135 deputati eletti in partiti di estrema destra. Su temi come l’immigrazione la sinistra europea dà risposte meno efficaci di quelle della destra. Noi falliamo quando le risposte tecniche non sono conseguenti ai valori cui ci siamo appellati. Sull’immigrazione non possiamo dare risposte simili a quelli della destra. No all’immigrazione selettiva [l’aveva proposta Veltroni qualche giorno fa, ndr], aumento dell’obbligo scolastico. Siamo l’unico paese europeo che in piena crisi economica ha tagliato su scuola, università e ricerca. Dobbiamo trovare i soldi? Tassiamo le rendite finanziarie. La parola rottamazione non mi piace: preferisco contaminazione. L’età non può essere l’unico criterio né per restare al potere né per volerci arrivare”.

Ivan Scalfarotto con la keyword Perpetui: “Mi faccio carico io di dire che la questione generazionale c’è. C’è anche un problema generazionale. I problemi non possono che essere risolti da chi ne sente l’urgenza. Crediamo di vivere in un paese garantista sul fronte del lavoro, e invece abbiamo un esercito di giovani schiavi. Non c’è questione tattica per distruggere le speranze dei giovani siciliani. Sostenere il governo Lombardo è una decisione che ha una valenza devastante. “Io sono il vice presidente del PD e sono orgoglioso di essere vice presidente del PD che si è riunito a Roma. Ho sentito la medesima buona volontà, l’entusiasmo, quello che ci serve. Il PD di Roma e quello di Firenze non sono due partiti diversi: sono lo stesso partito. E io sono orgoglioso di essere vicepresidente di questo partito”. L’intero passaggio è stato accompagnato da applausi fragorosi. La prima standing ovation della giornata è per Scalfarotto.

Interviene Fabio Petroni, ex presidente dell’ATAC, la società dei trasporti pubblici di Roma. Otto anni fa ha lasciato l’incarico e ha fondato un’impresa in Gran Bretagna. “Da otto anni non intervengo a un’assemblea politica. Nel 2001 ho detto no a quello che penso sia il peggior sindaco che Roma abbia mai conosciuto”. Nel 2001 il sindaco di Roma era Veltroni…

Tocca a Bill Emmott, ex direttore dell’Economist che parla in inglese ma si presenta salutando tutti in italiano: “Vedere tutti voi qui è incoraggiante e mi riempie di ottimismo, la mia prima parola. Quando ho cominciato il mio viaggio per scrivere il libro, molti mi dicevano di essere pessimisti, che non si poteva far nulla per cambiare le cose. Come voi avete dimostrato oggi, questo non è vero. La seconda parola è creazione. C’è gente che si mette insieme solo per opporsi a qualcuno, come Wilie Coyote. È facile criticare Berlusconi, lui ci mette molto del suo. Ma attaccarlo lo mette esattamente dove lui vuole essere: al centro di tutto. L’agenda che vi suggerisco è un’agenda liberale, per liberare e aprire opportunità. Apertura è la terza parola. Rimuovere privilegi, blocchi, protezioni. Apertura e concorrenza sono il modo per sviluppare qualità e merito. “Come altri oratori, penso che serva una seria riforma del mercato del lavoro. Sostituire le leggi ineguali e ingiuste di oggi, che dividono in due il mercato del lavoro, con uno unico, flessibile ed equo e uguale per tutti. È una sfida per la sinistra, che troppo spesso è stata conservatrice, difendendo vecchi privilegi. La vostra agenda dev’essere di liberazione, progresso, modernità, adeguata al vostro centocinquantesimo anniversario. Per me, queste tre parole diventano tre parole: la buona Italia [detto in italiano, ndr]”.

Un’Ansa battuta poco dopo l’intervento di Scalfarotto:

«Ho mandato ieri sera un sms accorato a Bersani, chiedendogli di venire a Firenze». Lo ha detto Ivan Scalfarotto, vice presidente dell’assemblea del Pd, parlando con i giornalisti dopo il suo applauditissimo intervento dal palco della Convention dei Rottamatori in corso alla Stazione Leopolda. Ai giornalisti, che poi gli hanno chiesto se il segretario del Pd ha risposto al suo messaggio, Scalfarotto ha detto con un sorriso: «No».

Giovanna Melandri dice di essere “molto felice” ed “emozionata” perché “abbiamo bisogno di voi”. La parola è Pompei, metaforica dell’Italia che crolla (fregato Civati con la stessa keyword), parla delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, e fa un ardito paragone tra la relativa analisi di Krugman e la situazione italiana. “Dobbiamo scavare e lavorare per costituzionalizzare la parola fraternità”.

Marco Simoni, docente della London School of Economics, la sua parola è Storia: “Non ho mai sentito un lavoratore precario chiedere meno diritti per qualcuno. Ma più doveri. Non vogliamo più vedere gli orrori di accordi sindacali che prevedono privilegi per i figli dei dipendenti. L’Italia è un miscuglio strano frutto del lavoro faticoso e lungo che ne ha garantito il benessere. Si è inventata una strana crescita economia fondata sulla coesione, sull’amalgama tra grandi differenze. Secondo me, nonostante gli ultimi dieci anni, nessun paese come l’Italia è pronto a guardare con coraggio e fiducia, la globalizzazione, il futuro e gli anni a venire”.

Giuseppe Catizone, sindaco di Nichelino: “Bersani non è il nostro avversario. Ma caro Pier Luigi, ci sarebbe piaciuto averti qua oggi. Perché esiste un nodo politico da risolvere. Non solo la debolezza della leadership. Qualcosa di più profondo: la mancanza di linea politica condivisa. L’agenda non può essere dettata da altri. Invece rincorriamo tutti, persino i partiti dell’opposizione”.

Michele Emiliano racconta della sua prima candidatura a sindaco di Bari, nel 2004. Di come sia quella candidatura che quella al secondo mandato, dice, sono nate dal basso e sono state osteggiate e infine subite dai partiti: “Sarebbe stato meglio fondere l’assemblea dei circoli con questo evento. Fate attenzione alle cose che accadono al sud: non sempre sono cose di cui vi dovrete vergognare”. Prima c’era una stoccata a Nichi Vendola, a cui Emiliano ha detto che i cambiamenti non può farli “una persona sola”.

Fausto Raciti, segretario catanese dei Giovani Democratici, alla vigilia aveva detto: “Prima rottamiamo Berlusconi, poi vedremo…” Adesso è sul palco e la sua parola è 2008: “Penso che per qualcuno sarebbe stato più onesto non venire qui, piuttosto che venire con alle spalle quattro mandati parlamentari [riferimento esplicito a Giovanna Melandri, e la sala approva]. Ho un solo timore rispetto ad alcune delle cose che ho sentito. I regolamenti sono importanti, le primarie sono importanti. Ma vedo il rischio che la democrazia nel nostro partito venga affidata solo alla capacità di aver soldi da spendere in una campagna elettorale. Faccio un solo invito alle tante facce amiche che ci sono in questa sala: non personalizziamo la politica. Il futuro sia di grandi partiti, di grandi movimenti collettivi”.

Paolo Cosseddu è stato tra gli organizzatori dell’iniziativa, e sta illustrando le prossime tappe. Annuncia la promozione di altre fermate della stazione, e tutti i partecipanti possono ritenersi “membri costituenti della Prossima Italia”. Un programma si chiamerà “Mandiamoli in collegio” e sarà volto a fornire assistenza politica, tecnica, comunicativa per chi vuole impegnarsi in politica, magari candidarsi in una campagna elettorale, e “non ha idea da dove cominciare”.

Chiudono Matteo Renzi e Pippo Civati.

Il sindaco di Firenze: “Esiste una sola grande possibilità per chi crede nei valori dell’impegno: non abbandonare gli altri al proprio futuro. Eppure l’abbiamo fatto. In Brasile una donna è appena stata eletta presidente della repubblica: certo non ha fatto festini. Certo si è messa in scia di un grande personaggio e di un grande sindacato che l’hanno aiutata a crescere. Oppure prendete gli Stati Uniti: Obama prende una tranvata storica. Perché non è stato bravo a comunicare? A me piace pensare che quella scelta di cui la accusano – la riforma sanitaria – sia una di quelle scelte per cui vale la pena anche correre il rischio di prendere una tranvata. E c’è anche qualcosa che è accaduto a destra. Un ragazzo degli anni Settanta, un repubblicano. Si chiama Marco Rubio. Il primo ispanico che sta cambiando la storia del suo partito, un giovanotto maleducato. Finché la destra repubblicana avrà Rubio e la nostra destra avrà Ruby, non andremo da nessuna parte. Chi nasce in Italia è italiano.
Da sei mesi stiamo dietro a Granata, Briguglio, Bocchino. Davvero è una discussione che non riguarda l’Italia. Non è che hanno due idee diverse: non possono raccontarci che hanno cambiato idea dopo diciassette anni a votare tutte le leggi ad personam. Io ieri li ho paragonati a Beautiful, magari sono stato maleducato: aspetto che Ridge e Thorne si lamentino. Ma credete che il problema di questo paese sia la legge elettorale? Non è vero. Sì, è una legge elettorale vergognosa. Tutti vogliono cambiarla ma non dicono mai come, perché non sono d’accordo. Perché non lo fanno adesso? E allora la legge elettorale è il grande alibi per fare un bel governone tecnico per esautorare la politica e consentire a Berlusconi di riguadagnare la sua verginità politica. È mai possibile che questo partito abbia scelto il casting invece che le primarie, al momento di fare le liste elettorali? Primarie sempre e ovunque per la scelta dei parlamentari.
Se quando ho parlato di rottamazione avessi pensato che per due mesi il PD avesse parlato di rottamazione, mi sarei sganasciato dalle risate. Ma vi pare che io voglio mettere in un compattatore delle persone? Chi dice così ha un problema, perché vede se stesso nella propria carriera politica. Noi abbiamo una emergenza. Abbiamo gli stessi leader che sono lì da più di vent’anni. Nel mondo normale i partiti rimangono fermi, i leader cambiano. Da noi i partiti cambiano e non c’è possibilità di cambiare leader. Dicono: ganzo Renzi, lo dice perché ci vuole andare lui. È uno degli elementi più tristi del retropensierismo: l’idea che non si possa dire nulla senza che qualcuno dica ‘vedi cosa c’è sotto?’. L’idea che non si possa esprimere il proprio pensiero senza essere accusati di avere interessi personali. Fateci parlare liberamente di politica. Il creativo della politica italiana, parliamone.
L’Unione ha dato vita al momento più diviso della repubblica. Il Partito dell’amore: il giorno dopo che l’ha detto sembrava la guerra dei Roses. Il Popolo della Libertà: tu dissenti? Fuori. Ora, è possibile che noi ci chiamiamo Partito Democratico e si debba trattare chi non è d’accordo come un nemico?
Bersani dice ‘amate la ditta’. Vorrei presentarvi la mia maggioranza: io sono il sindaco dell’unica grande città in cui il PD è maggioranza assoluta. Lo è perché gli eletti nelle liste civiche sono entrati nel PD. Noi non siamo una componente di un partito: noi amiamo profondamente la ditta. È che non vogliamo vederla fallire. Voi dovete avere rispetto per noi, noi avremo rispetto per voi. Nessuno di noi viene da Marte o da una storia inventata. Io sono stato cooptato da presidente della provincia, non è che ho vinto la lotteria. Poi ho capito che se fossi rimasto lì sarei diventato un pollo da batteria. Dobbiamo dire al passato: grazie. Ma al futuro: sì. Non possiamo diventare i reduci e i nostalgici della politica italiana. Dicono che il problema l’ho posto io. Ma vi rendete conto che questo non è un paese normale? Non è che siccome Berlusconi sa comunicare bene, noi per essere diversi non dobbiamo comunicare. Dobbiamo fare capire alle persone quello che diciamo. Abbiamo bisogno di tornare a parlare la parola delle emozioni. La politica deve produrre sentimenti: se no produce rabbia.
Sul lavoro non ha senso fare il derby tra Marchionne e la FIOM. C’è un’urgenza di innovazione. L’unica cifra della rappresentabilità del mondo del lavoro non può essere i pensionati.
Io sono cattolico, ne sono fiero e non mi vergogno. Ne sono fiero quanto sono fiero della mia laicità quando governo da sindaco di Firenze. Quello che ho capito stando da sindaco nell’ospedale dove un ragazzo di 21 anni era appena uscito dalla sala operatoria perché in questa città un gruppo delinquenti lo avevano picchiato fino a sfigurarlo solo perché amava un uomo. Quel ragazzo mi ha fatto venire un sentimento di rabbia che è pari a quello di una signora perbene di Firenze che quando ho messo una canzone di Tiziano Ferro durante un matrimonio s’è lamentata perché era un culattone. Questo punto è un punto culturale drammatico che sostanzia la battuta di Berlusconi. Facciamo un grande investimento sull’unica cosa che ci salverà: la parola cultura, la parola bellezza. Bondi e Tremonti. Io non so chi tra loro è responsabile per la vicenda di Pompei, ma uno dei due si dimetta.
Noi pensiamo che soltanto mettendoci in gioco riusciremo a cambiare questo paese. Il nostro tempo o ce lo prendiamo noi o non ce o prendiamo mai. Da Firenze ci rimettiamo in gioco senza pretendere posti, senza invocare protezioni, ma senza chiedere ad altri ciò che ci prenderemo da soli.”

Standing ovation per Matteo Renzi.

E’ il turno di Pippo Civati: “Rottamazione sarà anche un termine poco educato, ma l’usato poco sicuro di Fini non va bene. Noi vogliamo ripartire dai ritardi, dalle indecisioni e dagli sprechi del Paese. L’Italia è una tartaruga che va piano, che però potrebbe volare e occuparsi di chi verrà dopo di noi. Nella prossima Repubblica si va con una cultura politica diversa. Non è solo importante numerare le proposte, ma dare delle priorità. Immigrazione, ambiente, sono temi poco affrontati. Ci rivolgiamo a chi ha voglia di costruire un paese con un partito nuovo, quello di chi non è ancora garantito.
Non ci interessa la collocazione nostra, ma quella del PD e il suo ruolo nel mondo. Ci dicono che non abbiamo contenuti, ma ne avete sentiti in questi giorni. Ci sono cose già sentite, ci dicono, certo, peccato che in Italia nessuno le abbia poi mai fatte. Non siamo una corrente, siamo una campagna, un’energia, tanti punti di vista. Se Bersani ce lo chiede gli organizziamo una cosa simile. Vorrei un PD quasi banale. Il PD del consigliere tunisino e anche italiano. Il PD dell’artigiano di Pontida, che magari non vota più la Lega e non sa chi votare. Il giovane davanti a un PC ad Arcore o Siracusa. Un PD dedicato alle donne italiane che vanno onorate come va onorata la Repubblica.”

La manifestazione finisce con le parole dei due organizzatori principali, Civati e Renzi, che insieme concludono l’evento “in attesa della prossima fermata, l’Italia.”

[h/t Il Post]

By |2010-11-07T15:21:39+00:00Novembre 7th, 2010|Partito Democratico|0 Comments

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