E’ fatta!

E’ fatta!

di Giacomo Lagona

Questa non è una riforma radicale ma è una grande riforma. Questo è il vero cambiamento“.

Obama è riuscito in quello che nessun suo predecessore era mai riuscito prima: una riforma che riguarda 32 milioni di americani senza assistenza sanitaria con una spesa di 940 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Alla mezzanotte di ieri – alle 5 di questa mattina in Italia – il Presidente americano ha tenuto il discorso di ringraziamento ai deputati democratici che hanno votato la riforma da lui fortemente voluta 14 mesi fa. Duecentodiciannove contro duecentododici i voti, tutti democratici e nessuno repubblicano: la condivisione bipartisan chiesta da Obama si è scontrata con la dura legge dei repubblicani e della loro sciocca visione della libertà individuale.

Non è stata facile per il Presidente americano far approvare la riforma, soprattutto visti gli scontri ideologici all’interno del suo stesso partito: Bart Stupak del Michigan è il deputato antiabortista che ha creato più problemi, ma Obama, in una riunione poco prima della votazione, ha firmato un “ordine esecutivo” legittimando il divieto di usare i fondi federali per il rimborso delle spese nelle interruzioni di gravidanza. Questo è bastato al deputato del Michigan per votare la legge sanitaria, e anche se 34 Democratici hanno votato contro per paura delle prossime elezioni di novembre, il loro voto è diventato ininfluente ai fini dell’approvazione. Il voto positivo ha scongiurato pure l’insuccesso di gennaio, quando, dal posto al Senato lasciato vacante dalla morte di Ted Kennedy, i Democratici si sono visti battere da Scott Brown, vincendo contro il procuratore capo del Massachussets Martha Coakley, in un seggio kennediano da oltre 60 anni. Questa sconfitta sembrava affossare definitivamente le ambizioni del Presidente nero, ma l’ingordigia delle multinazionali hanno fatto il gioco di Obama: il meso scorso la Blue Cross, colosso delle assicurazioni statunitensi, ha aumentato le polizze sanitarie del 39 per cento, dando la possibilità a Obama di tornare in auge con la riforma accusando i Repubblicani di speculare con la pelle della povera gente facendo accumulare enormi ricchezze alle multinazionali sanitarie. Da quel giorno la rincorsa alla riforma e iniziata nuovamente. Oggi è finita definitivamente. La riforma verrà votata in Senato a breve, e in settimana Obama apporrà il suo nome a quella che è considerata la prima storica riforma americana.

Cosa cambia. Cambia tantissimo per le società assicurative: vietato rescindere polizze in uso quando un paziente è malato (usata spessissimo per non pagare le rette ospedaliere salate); vietato rifiutare una polizza invocando malattie preesistenti nei bambini; vietato introdurre tetti massimi di rimborsi quando le spese diventano troppo onerose (ad esempio nei pazienti con terapie intensive ad alto costo tipo il cancro); il diritto per le famiglie di mantenere nella propria copertura assicurativa anche i figli sotto i 26 anni, graditissima oggi più che mai con la grave crisi economica; multe salatissime alle aziende con oltre 50 dipendenti che rifiutano l’assicurazione sanitaria ai lavoratori (la media di una polizza costa al dipendente circa 12mila dollari annui).

Quando parte. La riforma avrà validità nel momento in cui Obama la firmerà, e riguarderà, dal 2014, oltre 32 milioni di americani che fino ad oggi – vuoi per il basso reddito, vuoi perché con malati cronici in casa – non ne hanno potuto usufruire. Di questi 32 milioni quasi la metà usufruiranno della Medicare e della Medicaid, la mutua statale per gli anziani e i meno abbienti voluta da Johnson 45 anni fa: la prima va a coprire gli ultra-sessantenni che nel 2005 erano oltre 43 milioni; la seconda gli indigenti che non superano i 29mila dollari di reddito annui con quattro persone a carico – nel 2005 erano oltre 45 milioni gli americani che sfruttavano il programma di Lindon Johnson. I circa 16 milioni di oggi si aggiungono agli oltre 107 mln di americani che già prima della riforma Obama ne facevano uso, mentre l’altra metà sarà costretta a comprarsi una polizza esattamente come adesso, ma scegliendola da un paniere sorvegliato dallo Stato e con sussidi pubblici fino a 6mila dollari annui: questo per far in modo che la polizza non superi il tetto massimo del 9.5 per cento del reddito annuo.

Cosa prevede. La riforma prevede che tutti gli americani beneficino di una copertura sanitaria pro-tempore. Ovvero lo Stato mette tutti in condizione di sfruttare la sanità anche con fondi pubblici fino a quando non siano in grado di potersela pagare autonomamente. Perché, in fin dei conti, la sanità americana rimane pur sempre privata: gli ospedali rimangono a pagamento, gli interventi chirurgici restano a carico del paziente e qualsiasi forma di assistenza sanitaria è comunque privata, tranne il caso in cui le  famiglie beneficiano del programma di assicurazione sanitaria statale dei bambini. Il programma provvede alla copertura sanitaria per più di sei milioni di bambini in famiglie ove i genitori guadagnano troppo per essere inclusi all’interno del programma Medicaid, ma tuttavia non possono permettersi una assicurazione privata. Inoltre, vi sono molti altri programmi federali che beneficiano una popolazione più specifica, per esempio i veterani di guerra o i nativi americani, e molti programmi attivi a livello dei singoli stati o a livello locale, fra i quali più di mille “community center” che offrono cure gratis o a basso costo.

Cosa manca. Manca quella radicale innovazione chiesta da Obama al momento del disegno di legge, perché lasciato cadere ai primi scrosci di accuse fatte dall’estrema destra – lo slogan in voga mesi fa era la “socializzazione delle cure mediche” – per cui l’assenza è di un’assicurazione statale a basso costo disponibile a tutti che poteva far concorrenza a quelle private. In compenso però parte dei costi della stessa verrà riversata sulle aziende farmaceutiche sotto forma di aumenti fiscali, quindi chi prima ne beneficiava adesso è costretta a pagarne la sopravvivenza.

Chi vince e chi perde. La vittoria e la sconfitta è ambivalente. Obama e i Democratici hanno vinto nel medio termine innanzitutto perché la riforma è stata votata e approvata solo dal partito del Presidente, e inoltre per aver dato forma ad una legge che da 50 anni nessun Presidente era mai riuscito a far approvare. I Repubblicani hanno perso perché non sono riusciti – per mille motivi – a votare una legge condivisa con i Democratici in cui tutta la Camera dei Deputati, con coesione e unità, poteva sancirla. Nel lungo termine sia Obama che i Democratici probabilmente pagheranno questa vittoria con una sconfitta – o una sostanziale perdita di seggi – alle elezioni di midterm a novembre. Infatti una buona parte di americani non sono convinti della bontà di questa legge, ragion per cui questo malessere potrebbe danneggiare il Presidente al momento del rinnovo dei 435 rappresentanti della Camera, dei 33 del Senato e dei 36 Governatori dei 50 Stati federali. Insomma, Obama deve fronteggiare un vulcano in eruzione da oggi a otto mesi, e deve sperare nel frattempo che gli americani – soprattutto i beneficiari della riforma – capiscano l’utilità della legge e promuovano il Presidente dopo l’exploit di due anni fa.

Ma questa è un altra storia ed oggi siamo felici per quello che è successo nella lunga notte di Washington.

By |2010-03-22T21:09:54+00:00Marzo 22nd, 2010|Mondo|7 Comments

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7 Comments

  1. E’ fatta! | OpenWorld 22 Marzo 2010 at 21:14 - Reply

    […] [per In-Forma Web] […]

  2. gianni ghiani 23 Marzo 2010 at 10:03 - Reply

    E’ una vittoria storica che fa la grandezza dell’uomo e dello statista Obama.
    Vista da qui, però, non sembra una rivoluzione, visto che comunque la sanità non è pubblica, ma rimane tutta e rigorosamente nelle mani dei privati; che non è stato possibile far entrare nel mercato delle polizze assicurative sanitarie quella pubblica come voleva inizialmente il presidente per calmierare i prezzi e i profitti!
    Obama, giustamente, pur di assicurare una copertura a oltre 30 milioni di cittadini, fino ad ora di serie B, ha accettato dei compromessi.
    La riflessione per noi è questa: sicuramente dobbiamo migliorare il nostro sistema sanitario, ma teniamoci stretta l’impostazione pubblica che abbiamo perchè per nulla al mondo possiamo tollerare l’idea che la salute sia una merce sottoposta alle logiche speculative di mercato. Per nulla al mondo. La salute è un diritto inalienabile per tutti, per chi i soldi ce li ha e per chi non li ha. Non si può vivere con lo spettro che se raggiunti dalla malattia questa può tramutarsi in una condanna a morte solo perchè non si hanno i soldi sufficienti per curarsi.

  3. Giacomo Lagona 23 Marzo 2010 at 15:01 - Reply

    Che poi la sanità privata di per se’ non è un’idea malvagia se lo Stato supporta il cittadino.

    Spesso si fa confusione tra sanità in senso lato – ospedali, strutture mediche ecc. – e Sistema Sanitario Nazionale. La prima, in Italia, è sia pubblica che privata (i centri diagnostici ne sono un esempio pratico), quindi anche noi abbiamo una parte di sanità in mano alle aziende, ma non per questo non è pubblica; la seconda invece è quella che noi chiamiamo “Sanità”, ed è qui che entrano in ballo molteplici fattori tra il pubblico – la mutua, appunto – e il privato – i centri diagnostici non convenzionati con l’SSN o le cliniche private anch’esse non convenzionate.

    Negli States funziona esclusivamente come nel nostro secondo caso, perché di strutture pubbliche statali praticamente non ne esistono, e quelle poche che ci sono vengono riservate esclusivamente ai dipendenti statali (il Walter Reed Hospital di Washington, famoso nei film, è solo per i militari per esempio). Quindi il privato antropologicamente è il monopolista della sanità americana, ed è qui che Obama ha cercato di portare un po’ di stato sanitario con la sua riforma.
    C’è anche da dire che il Medicare e il Medicaid finora hanno lavorato benissimo con gli anziani e i meno abbienti, ma rimanevano comunque esclusi quei famosi 32 mln di americani (16 in realtà) troppo poveri per un’assicurazione e troppo ricchi per il Medicaid. Per cui la riforma è servita prevalentemente a loro.
    Non dimentichiamoci però che le strutture mediche americane sono sì private, ma quasi tutte nell’eccellenza – partendo dalle università e finendo nei centri ospedalieri veri e propri -, per cui ben venga la sanità non pubblica, ma solo se supportata da un ottimo sistema statale che assicuri le cure a tutti a prescindere dal reddito.

    Pagare la sanità sotto forma di tassazione o di assicurazione cambia poco. Cambierebbe se il governo non ci mettesse nelle condizione di pagarci le cure a costi ragionevoli come succede oggi in Italia… parlo dei costi naturalmente, perché per le cure non sono così sicuro.

  4. […] La riforma passò e nel mese di marzo divenne legge. […]

  5. This is for Robert Byrd. Aye! 20 Dicembre 2010 at 22:06 - Reply

    […] La riforma passò e nel mese di marzo divenne legge. […]

  6. […] Senato lasciato vacante dalla morte di Ted Kennedy durante l’approvazione della riforma sanitaria fortemente voluta da Obama. La sconfitta in Massachusetts fu presa malamente da Michelle, molto […]

  7. […] Senato lasciato vacante dalla morte di Ted Kennedy durante l’approvazione della riforma sanitaria fortemente voluta da Obama. La sconfitta in Massachusetts fu presa malamente da Michelle, molto […]

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