Caro Tremonti giù le mani dall’art.41

Caro Tremonti giù le mani dall’art.41

Il Ministro Giulio Tremonti, mi si consenta la battuta, è il Fregoli della politica economica italiana e perciò la figura meno adatta e credibile a condurci fuori dalla crisi economica in cui siamo impantanati. Non solo da alfiere del turbo-liberismo, fatto di deregulation e finanza creativa, qual era fino a due anni fa, si è poi trasformato in araldo dell’interventismo di Stato nell’economia a seguito della devastante crisi finanziaria mondiale causata proprio da quell’iperliberismo da lui professato come unica vera cura per il paese e il mondo, ma ultimamente sta cercando di convincerci dell’ennesima genialata, quella, cioè, di essere, nel contempo, e in modo assolutamente contradditorio, leader del rigore dei conti pubblici, affamatore degli enti locali (alla faccia del federalismo di cui pure si fa gran maestro), persecutore degli evasori fiscali (quando, fino al giorno prima, li ha favoriti con l’immorale scudo) e datore di libertà prima sconosciute all’imprenditoria italiana. Quest’ultima trovata passerebbe addirittura per il cambiamento radicale dell’art. 41 della nostra Costituzione.

E su questo mi voglio soffermare tornando al testo. L’art. 41 afferma: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. Per Tremonti l’articolo è zeppo di lacci e lacciuoli. La soluzione per lui è semplice, basta sancire che: “tutto è libero fuorchè quello che è vietato dalla legge”. E siccome si sostiene che le leggi son troppe (verissimo) e tutte liberticide (mica vero) viene da pensare che l’obiettivo sia quello di lasciare che ogni impresa persegua il profitto come meglio crede. Ma come, da mesi e in ogni dove, il ministro va predicando che la politica deve tornare ad assumere il suo ruolo di indirizzo strategico anche in economia perché è illusorio demandare per intero alle logiche del libero mercato le sorti del mondo e poi con una torsione di 180 gradi ritorna alla formulazione più vetero liberale che si conosca (quella che in Italia aprì le porte al ventennio fascista)? Quei presunti lacci e lacciuoli che si vorrebbero spazzar via, sono i giusti limiti che i padri costituenti hanno voluto porre a una libertà d’impresa che troppo spesso, in nome del solo profitto, ha fatto strame delle necessarie precauzioni in termini di sicurezza sul lavoro dei lavoratori, inquinato massicciamente l’ambiente, nonchè violato le tutele previdenziali e salariali. Al contrario, possiamo dire che gli estensori della Carta, proprio attraverso quei limiti, hanno teorizzato, con straordinaria preveggenza, quella che oggi si va propagandando, giustamente, come Responsabilità sociale d’impresa. E’ accertato dai fatti il grave danno che procura una libertà d’impresa svincolata da un’assunzione di responsabilità verso ogni singolo lavoratore, la comunità e l’ambiente in cui viviamo.

Detto questo mi chiedo se la prossima mossa di Tremonti non sia quella di sforbiciare anche l’articolo 42. E’ del tutto evidente che le medesime condizioni di responsabilità sociale i costituenti le hanno poste anche alla proprietà privata. Infatti il diritto alla proprietà privata è tutelato a condizione che non venga disattesa la sua funzione sociale, perché il diritto alla proprietà non deve essere esercitato contro il bene comune (precauzione che il credo puramente liberale non contempla in nome di una visione della persona radicalmente individualista). Ricordo, per inciso, a quei cattolici sedotti dal verbo tremontiano, che sulla libertà d’impresa e la proprietà privata la Dottrina Sociale della Chiesa è più restrittiva della Costituzione. In ultima analisi a me pare che la Costituzione non possa essere oggetto di battute estemporanee e propositi di revisione apparentemente innocui quando invece hanno la forza di stravolgerne la fisionomia più profonda.

La nostra Costituzione è tutta innervata da una ben precisa filosofia politica che rifugge in egual misura sia i principi del liberalismo puro, sia i principi di derivazione socialista in senso stretto, proprio perché entrambi hanno dimostrato i loro limiti teorici e i fallimenti storici. La Repubblica italiana ha il pregio di fondarsi su principi che non sono quelli dello Stato liberare tout-court, dove il compito è quello puramente “negativo” di tutelare le libertà individuali. Troviamo, invece, che le istituzioni dello Stato e il popolo nelle sue articolazioni sociali hanno anche il compito “positivo” di promuovere una maggiore giustizia sociale, rimuovendo gli ostacoli presenti nella realtà (come recita l’art.3) in favore di coloro che sono economicamente e socialmente più deboli, perché solo attraverso il perseguimento del principio, non solo formale ma anche sostanziale, dell’eguaglianza di tutti i cittadini, la libertà di ciascuno può essere realmente garantita. Questo il guadagno più saldo e lungimirante che la Costituzione ci ha procurato per oltre sessan’anni, non perdiamolo adesso per inseguire soluzioni estemporanee che potrebbero portarci ad acuire gravemente le disuguaglianze sociali, rafforzare le caste incentrate sui privilegi e perdere il senso della libertà che vive della salvaguardia della dignità umana di ciascuno.

Giovanni Ghiani

Segretario Pd Cordenons

By |2010-06-14T16:50:47+00:00Giugno 14th, 2010|Comunicazioni|0 Comments

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