Brancher dimettiti!

Brancher dimettiti!

Cari amici,

il governo è senza pudore: il neo ministro Aldo Brancher intende avvalersi del legittimo impedimento, ma per il PD dovrebbe solo dimettersi. Lo chiede Enrico Letta a nome dei democratici dopo che in una nota il Quirinale ha affermato che il neoministro per l’Attuazione del federalismo non può ricorrere al legittimo impedimento per evitare di presentarsi in tribunale.

Aldo Brancher deve dimettersi. Lo chiede Enrico Letta a nome del PD dopo che in una nota il Quirinale afferma che il neoministro per l’Attuazione del federalismo non può ricorrere al legittimo impedimento per evitare di presentarsi in tribunale: “Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni” dichiara immediatamente il vice segretario del Pd. Da pochi minuti le agenzie stanno battendo la nota del Quirinale: “In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell’onorevole Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento si rileva che non c’è nessun nuovo ministero da organizzare in quanto l’onorevole Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio”. Il Colle fa riferimento alle notizie apparse questa mattina sui quotidiani che riferiscono della comunicazione dello stesso Brancher al tribunale di Milano, dove è in corso il processo Antonveneta e per il quale il ministro ha deciso di avvalersi della legge sul legittimo impedimento, così da evitare il processo a differenza della moglie, imputata ma non ancora assurta a titolare di un dicastero. Mentre lui si è valso il titolo di ministro al legittimo impedimento, come rimarcava in mattinata Filippo Penati, capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani.
Ora dimissioni, altrimenti il PD è pronto a presentare la mozione di sfiducia, come annuncia Dario Franceschini, capogruppo PD alla Camera: “Adotteremo tutte le iniziative parlamentari conseguenti d’intesa con gli altri gruppi di opposizione, compresa una possibile mozione di sfiducia comune. Intanto – sottolinea – è necessario che Berlusconi venga immediatamente in aula a spiegare le ragioni della nomina: ho scritto dunque al presidente Fini perché solleciti Berlusconi ad essere personalmente in aula mercoledì al question time che presenterò a nome del gruppo del Pd”.

E dopo le dimissioni affronti il processo Antonveneta che lo vede imputato in tribunale come rimarca Rosy Bindi, presidente dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico: “Sul legittimo impedimento per il neoministro Brancher il presidente della Repubblica pronuncia parole ineccepibili e giuste. Alle nostre obiezioni sull’inutilità, in tempi di crisi, di un nuovo ministro ci era stato risposto che si trattava di una nomina low cost, e invece il neoministro del nulla dice che non può presentarsi dai magistrati perché deve organizzare il proprio dicastero. Motivazioni risibili, contraddittorie e inaccettabili. Non si può tollerare l’uso personale delle istituzioni, lo stravolgimento della legalità e la beffa alla Costituzione. Non c’è altro da aggiungere, il ministro si dimetta e si presenti in tribunale”.
Da Napolitano è arrivata una sconfessione sonora come rimarca il responsabile Giustizia del Pd, Andrea Orlando: “La nota del Quirinale conferma che ancora una volta il Capo dello Stato costituisce un punto di riferimento fondamentale per la corretta attuazione della Costituzione. Per questo merita un plauso e un sostegno pieno. Il neo ministro ne tragga le dovute conseguenze e lasci il bunker di un incarico vuoto e inutile. Le istituzioni non sono a disposizione dei singoli, ma sono strumenti per servire il Paese”.

Un ministero inutile a occuparsi dell’attuazione del federalismo che ha fatto litigare PDL e Lega, con un nominato che si accavalla alle competenze al centro del ministero per le Riforme di Umberto Bossi, dei Rapporti con le Regioni di Raffele Fitto dell’Attuazione del programma di Gianfranco Rotondi, di quello per la Semplificazione di Calderoli. Un vero ufficio complicazione cose semplici in mano all’uomo da sempre considerato il pontiere di Berlusconi con i leghisti.
Invece le parole che giungono dal Quirinale “sono chiare, nette ed incontrovertibili – dichiara Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama – Brancher ne tragga le conseguenze, altrimenti in Parlamento non permetteremo che un uso così disinvolto delle istituzioni e delle loro prerogative continui ad oltraggiare la democrazia italiana”.
“Questa vicenda conferma una delle critiche di incostituzionalità fatta dal Pd alla legge sul legittimo impedimento”, osserva Stefano Ceccanti, della presidenza del gruppo Pd a Palazzo Madama. “Infatti, per invocarlo è sufficiente una sorta di autocertificazione che non può essere messa in discussione dai giudici anche quando le sue motivazioni sono palesemente false – osserva – come è evidenziato dalla nota del Quirinale”.
L’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, attacca: “Deve dimettersi. Le ragioni della sua inopinata nomina sono emerse immediatamente nella loro reale natura: Brancher è stato nominato ministro esclusivamente nel tentativo di usufruire del legittimo impedimento per sfuggire ad un processo. Il Quirinale ha reso evidente, con la sua nota, la pretestuosità delle motivazioni con le quali il neo ministro ha tentato di usare la sua carica per non rispondere ai magistrati” aggiunge Veltroni sottolineando che “il rapporto diretto tra la nomina e il tentativo di avvalersi immotivatamente del legittimo impedimento delegittima completamente il ministro Brancher”. “Le sue dimissioni mi sembrano -conclude Veltroni il minimo atto di responsabilità richiesta”.
Anche Nicola Latorre, vicepresidente del Gruppo Pd al Senato ai microfoni del Gr1 la pensa allo stesso modo: “Il ministro Brancher non ha alcuna ragione per servirsi del legittimo impedimento e per la verità non si comprendono neanche le ragioni per cui è stato nominato ministro, dunque a questo punto farebbe bene a dimettersi”. Latorre ha aggiunto che “il presidente Napolitano con il consueto equilibrio e la saggezza che lo contraddistinguono, ha interpretato nella maniera più giusta la legge e la Costituzione”.

Una vergogna senza precedenti.
Ma non l’unica. In Abruzzo se ne sta consumando un’altra.

I cittadini colpiti dal terremoto sono in ginocchio, e sono arrivati fino a Roma per ricordarlo ad un Governo sordo e immobile. Per il PD, invece, la ricostruzione è una questione nazionale e va affrontata con la creazione di una zona franca, lo stop ai tributi fino al gennaio 2014, la sospensione dei mutui fino al 30 giugno 2011, fondi per almeno un miliardo e una legge sulla ricostruzione.

re file di sedie su tre lati e la giunta di fronte, con il gonfalone alle spalle. A Piazza Navona si riunisce il consiglio comunale de L’Aquila e vota all’unanimità una delibera con cui il comune abruzzese entra in stato di agitazione permanente per le incertezze del governo sulla ricostruzione post-terremoto, sulla proroga delle tasse e per chiedere l’istituzione di una tassa di scopo.
Una manifestazione simbolica durante la quale il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente è durissimo: “Prima sentivamo il governo con noi, il Paese con noi: ora non sentiamo più il governo dietro di noi. La ricostruzione è completamente bloccata: se hanno deciso di non ricostruire ce lo dicano ma non dicano che siamo incapaci, se ci danno i fondi gli appalti partono in una settimana. Ci vogliono far pagare da luglio in cinque anni le tasse che non abbiamo pagato: 250 milioni. Per le nostre famiglie è come avere un mutuo da pagare in più. Questo mentre abbiamo ancora 32.000 sfollati senza case, 800 attività commerciali che non hanno più neanche le mura, solo macerie”.
Alle 12 il consiglio finisce ma il presidente del Senato, Renato Schifani, non vuole incontrare nessuno, mentre il PD in una conferenza stampa con la capogruppo Anna Finocchiaro ribadisce come la ricostruzione in Abruzzo è una questione nazionale e presenta le sue proposte: la zona franca richiesta anche da Cialente, lo stop ai tributi fino al gennaio 2014, la sospensione dei mutui fino al 30 giugno 2011, la copertura della ricostruzione per almeno un miliardo e una legge sulla ricostruzione.

Dalle 10 di mattno Piazza Navona nella porzione di fronte al Senato nonostante il sole a picco si riempie. Si vota la manovra e gli aquilani chiedono di non essere dimenticati né dalla politica né dall’informazione. Sono tanti i parlamentari del PD che vengono a portare la loro solidarietà, a partire dalla capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, dal suo vice, Luigi Zanda e poi Franco Marini, Luigi Lusi, Vincenzo Vita, Giovanni Lolli e Giovanni Legnini.
Di fronte alla giunta siedono assieme ai sindaci con la fascia tricolore dei comuni del cratere. Inzia l’appello, i consiglieri ci sono quasi tutti. Si sta per cominciare quando si sente un coro: “L’Aquila-L’Aquila” e da corso Vittorio Emanuele arrivano un centinaio di cittadini con le bandiere verde-nero, i colori della città. Mentre passano di fronte al consiglio “open air” si alzano tutti per applaudirli. Indossano cartelli di protesta. “Come sta l’Aquila?”, si legge in uno che riporta una vignetta con medico e paziente, “E’ ancora un po’ intontita”, risponde il dottore, “ma se si sveglia si incazza”. In un altro cartello c’è l’epitaffio per la città dell’Aquila listato a lutto.
“Serve unità – dice Lolli – non siamo qui con le bandiere dei partiti ma solo con le bandiere nero verde”.Franco Marini commenta: “L’Aquila deve diventare una questione nazionale, non si può fare finta di niente. Dobbiamo restare uniti, in questo momento non serve uno scontro frontale col governo, ma bisogna fargli capire che l’Aquila ha bisogno di interventi urgenti. Dobbiamo lavorare per la ricostruzione fisica, economica e sociale della città che ha bisogno di interventi urgenti”

Poi inizia a parlare Cialente: “La nostra non è una parata di stelle, ma un Consiglio che deve portare a dei risultati” e chiede subito una “tassa di scopo così da avere un flusso continuo di fondi programmabili. La nostra è stata la più grande tragedia dell’ultimo secolo perché non dobbiamo averla? Ogni aquilano ha perso almeno un amico, ma durante i terribili funerali del venerdì santo pensavamo di farcela, ora restano il dolore ed i problemi. L’Aquila è distrutta ma vuole rinascere. Vogliamo al zona franca urbana per consentire alle partite IVA, ai professionisti ed alle attività artigiane di ripartire”.
Attacca l’informazione che rinuncia alla denuncia: “La civiltà e la compostezza di questo popolo sono stati oscurati dalla televisione di Stato e da Mediaset. Le loro telecamere erano super presenti nella prima fase dell’emergenza, ora sono scomparse. Il 16 giugno 25.000 aquilani hanno manifestato, il più grande corteo della città, ma il TG1 e il TG2 non se ne sono occupati. Due giorni fa abbiamo invitato i direttori delle principali testate e dei tg a venire a L’Aquila per mostragli che non è vero che tutto è risolto e che siamo un popolo ingrato e scontento. Addirittura Berlusconi ha detto che qualcuno di noi, i più fragili, potrebbero attentare a chi ci ha aiutato. E’ vergognoso, Chiediamo a Rai e Mediaset, presenti lo scorso anno, di dire la verità. Berlusconi è venuto 25 volte e ci chiedeva di avere fiducia e oggi i nostri ragazzi fanno ancora gli esami arrivando in pullman dalla costa! Da novembre scorso abbiamo sempre più difficoltà mentre ci dicevano che le ordinanze avrebbero reso tutto più veloce delle leggi. Invece Tremonti rivede anche 20 volte ogni documento, il 29 gennaio io e Chiodi (il presidente Pdl della regione) abbiamo ricevute le consegne dei poteri sulla ricostruzione. E da allora non sono arrivati più soldi”.
Cialente attacca il governo è la protezione civile: “Non sono arrivati i fondi per la ricostruzione e la nostra contro parte è diventata la protezione civile e non il governo. In un sistema democratico la ricostruzione è compito del governo e degli enti locali e non della Protezione civile. E’ una vergogna che si vogliano scaricare sugli enti locali le responsabilità del mancato avvio della ricostruzione, una cosa gravissima. Ci dicono di non saper usare i fondi delle donazioni,parlano di 9 miliardi di euro ma non abbiamo neanche gli 80 milioni necessari per ricostruire i principali edifici pubblici. Doveva riaprire la prefettura in centro a febbraio e non possiamo pagare l’avanzamento dei lavori alle ditte”.
Nella Finanziaria è previsto che da luglio gli aquilani riprendano a pagare le tasse, restituendo con gli interessi i soldi dei 14 mesi di sospensione, entro 5 anni. E’ come pagare un muto, chi è in piazza mormora che non riesce a dormire la notte pensandoci.
Ma ora si parla di un rinvio di 6 mesi e non basta: “Le scadenze di sei mesi in sei mesi del rinvio delle tasse ci fanno sembrare come se avessimo davanti la Corte federale americana che rinvia una condanna a morte. Non siamo in grado di ripagare le tasse e siamo di fronte un forte rischio sociale. Giovani e anziani sono in estrema difficoltà: i ragazzi si stanno avvicinando all’alcool e gli anziani sono confinati nella costa. Diteci cosa dobbiamo fare. Siamo stati abbandonati, è la prima volta che non si mette una tassa di scopo o un contributo di solidarietà dopo una catastrofe del genere. Anche nel 1703 (quando un altro catastrofico terremoto colpì L’Aquila, ndr) si rinviarono le tasse. Non chiediamo cifre enormi, ma solo i fondi per ricostruire case, alberghi e pagare chi è in autonoma sistemazione. Noi siamo l’anello più debole e disperato del paese. Se non si fa qualcosa il rischio è che diventi vano anche quello che è stato fatto”.
L’ex presidente della provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, seduta in prima fila, ha lanciato un appello ai senatori: “Cambiate la legge finanziaria e concedente il rinvio delle tasse e della proroga alle tasse.”. Poi si è rivolta agli aquilani: “Ora basta dire grazie per le cose fatte, servono aiuti per la ricostruzione. Ci hanno lasciato soli, ha ragione Cialente”.
Dopo il consiglio comunale straordinario una delegazioni di politici abruzzesi ha chiesto di essere ricevuta dal presidente del Senato Renato Schifani, ricevendo un rifiuto! Della delegazione fanno parte tra gli altri, il senatore Franco Marini, il presidente della Provincia Antonio Del Corvo, il sindaco Massimo Cialente, il presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti, la vice presidente del consiglio provinciale Stefania Pezzopane, i deputati Giovanni Lolli e Pierluigi Mantini, e il consigliere comunale Enzo Lombardi. Mentre i democraticie parte della delegazione tengono assieme una conferenza stampa: “La ricostruzione dell’Aquila e delle zone colpite dal terremoto è una questione nazionale e così deve essere trattata nei prossimi anni”. Ad affermarlo è il capogruppo del Pd in Senato, Anna Finocchiaro, che poi illustra gli emendamenti alla manovra del PD che puntano ad una proroga della sospensione del pagamento di tributi, tasse e contributi al 31 dicembre 2010; la ripresa a fine anno dei pagamenti del pregresso senza l’applicazione degli interessi e solo il 40% di quanto dovuto; uno stanziamento aggiuntivo di 45 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010, 2011 e 2012 per la Zone franche urbane; la sospensione delle rate dei mutui su case terremotate fino al 30 giugno 2011.
Tutti gli emendamenti sono confrontabili con i pochi provvedimenti di governo e maggioranza nel documento che alleghiamo.
“Se non si assume questo problema come una priorità – ha spiegato il senatore Giovanni Legnini – il problema non si risolve perché serve una copertura superiore al miliardo”. E non affrontare subito il problema significa far lievitare ancora di più la somma necessaria, sostiene Legnini. “Non una pietra è stata tolta dal centro storico dell’Aquila – ha fatto notare Finocchiaro – se non quelle tolte dalle carriole” dei terremotati che protestano per la mancata apertura del centro e per il mancato avvio della ricostruzione. “Noi abbiamo chiesto al governo di impegnarsi su una legge sulla ricostruzione che è essenziale e che parte da un presupposto diverso rispetto a quello dell’esecutivo”, ha proseguito la presidente dei senatori Pd, riferendosi alle leggi varate dopo terremoti che hanno preceduto quello dell’Abruzzo, come in Umbria e Molise.

Intanto un centinaio di terremotati aquilani arriva sotto la sede Rai di viale Mazzini per criticare la scelta fatta dal Tg2 il 16 giugno di non parlare delle 20mila persone in piazza per chiedere garanzie sulla ricostruzione ma di mandare in onda un servizio sulle proprietà della cioccolata. Così i manifestanti hanno allestito un banchetto con del pane e della Nutella. Sempre davanti alla sede Rai di Viale Mazzini c’è un set di televisori vecchi su cui è appoggiato un computer dove scorrono le immagini della manifestazione del 16 giugno all’Aquila. E danno appuntamento per il 6 luglio a Roma per manifestare.

E se l’Abruzzo cerca di risollevarsi, le altre regioni cercano di non affondare. Per questo dicono no alla manovra di Tremonti e minacciano di restituire le competenze allo Stato. Le regioni, come ha detto il responsabile Enti locali del Pd Davide Zoggia, non devono essere il capro espiatorio della crisi. Come non deve esserlo la cultura, la principale fonte di ricchezza del nostro Paese. Il Pd si è battuto per difenderla. Per 30 ore è restato in Aula per migliorare il decreto.

Leggi gli emendamenti approvati grazie al PD a favore delle fondazioni liriche.

A presto.

La redazione

By |2010-06-26T07:40:52+00:00Giugno 26th, 2010|Partito Democratico|3 Comments

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3 Comments

  1. alberto biraghi 26 Giugno 2010 at 11:37 - Reply

    Non è che a Filippo Penati converrebbe tacere e cominciare a mettere da parte i soldi sfilati dai portafogli dei cittadini, tra cui parecchi suoi elettori?

    • Redazione 26 Giugno 2010 at 17:39 - Reply

      Ha parlato come capo della segreteria di Bersani… ma c’hai ragione pure te 😉

  2. Gianni Ghiani 27 Giugno 2010 at 10:07 - Reply

    Dentro il Pd ci sarà pure qualcuno come Penati che è una mela ammaccata, ma il PdL è una cassetta di mele in gran parte bacate e marce. Non c’è paragone. In parlamento tra le fila del PdL psiedono più inquisiti e condannati che incensurati! Troppo spesso c’è chi se lo dimentica o fa finta di niente come nulla fosse.

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