Arizona, bocciata la legge sull’immigrazione clandestina

Arizona, bocciata la legge sull’immigrazione clandestina

Lo scorso aprile la governatrice dell’Arizona Jan Brewer aveva firmato una discutibilissima legge sull’immigrazione clandestina appena approvata dal Congresso dello stato. La legge prevedeva che la polizia potesse fermare chiunque per il solo “ragionevole sospetto” di essere immigrato clandestino, e potesse perfino arrestarlo se trovato senza documenti di riconoscimento. Ciò comportava che ogni immigrato era obbligato a portare sempre dietro i documenti.

La legge approvata in Arizona è molto sostenuta dalla popolazione locale: lo stato si trova al confine con il Messico, e dato che proprio il Messico è il paese da cui provengono la maggior parte degli immigrati e grossi quantitativi di droga arrivano negli States da questo confine, secondo un sondaggio del Washington Post i favorevoli sarebbero in maggioranza attestandosi attorno al 58 per cento.

L’amministrazione Obama aveva fortemente criticato la legge alludendo al fatto che potrebbe erodere la fiducia della gente nelle forze di polizia, col risultato che anche la sicurezza ne risentirebbe:

«Quello che è accaduto in Arizona minaccia di minare i principi basilari del nostro paese, così come la fiducia tra la polizia e le loro comunità, fondamentale per mantenere la sicurezza».

Giorni più tardi Obama aveva incaricato il Dipartimento di Giustizia di fare ricorso contro l’Arizona per violazione delle leggi federali sull’immigrazione. Negli USA il reato d’immigrazione clandestina rientra nella sfera federale, è dunque Washington a doversene occupare. Alla luce di queste nuove affermazioni, la Governatrice Brewer avrebbe firmato una legge non di sua competenza, dunque del tutto irregolare.

Oggi la corte federale di Phoenix ha temporaneamente bloccato la legge sospendendo alcune norme contenute al suo interno.

La corte federale, presieduta dal giudice Susan Bolton, ha parzialmente accolto il ricorso del Dipartimento di Giustizia, riservandosi però la decisione finale – attesa comunque entro un paio di settimane – appena analizzerà in maniera più approfondita i documenti presentati da Washington e dallo stato dell’Arizona.

Il giudice ha sospeso le norme più controverse, ovvero il diritto della polizia di chiedere i documenti a qualsiasi immigrato sulla base del semplice “ragionevole sospetto”, e l’obbligo per ogni immigrato di portare sempre con sè un documento di riconoscimento.

La motivazione della sentenza la spiega la stessa giudice Bolton:

«Appare molto probabile che la polizia finirebbe per arrestare anche cittadini in regola con il permesso di residenza. Con questa iniziativa l’Arizona finirebbe per imporre uno straordinario e raro onere agli immigrati legali, un onere che solo il governo federale ha facoltà di imporre».

All’indomani della firma la governatrice Brewer ha visto impennarsi i sondaggi a suo favore (non solo in Arizona, anche nel resto degli Stati Uniti) e si era messa in luce tra i repubblicani, con la sospensione della legge i consensi probabilmente caleranno, però in compenso si parlerà molto di più della donna che ha messo in discussione la politica sull’immigrazione dell’amministrazione Obama, soprattutto dopo i continui posticipi di Washington per una riforma sulla clandestinità e sul pattugliamento dei confini di cui l’Arizona è maggiormente penalizzato.

A novembre si vota per il Governatore dello stato, e la Brewer probabilmente verrà rieletta.

(Giacomo Lagona)

By |2010-07-29T19:15:22+00:00Luglio 29th, 2010|Mondo|0 Comments

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